Ebbene si! Avete letto bene il titolo!
Mi rendo conto sia difficile da credere perché è una cosa veramente inusuale ma ho sempre apprezzato molto questo rapporto che il maestro di mio figlio ha instaurato con i suoi alunni.
Il maestro di mio figlio è un “personaggio” veramente particolare, direi un caso unico in Italia, di cui avrò modo di parlare e raccontare aneddoti in futuro, su questo Blog. E’ sì un bravo insegnante di matematica, scienze e geografia ma è soprattutto un “maestro di vita“, come amo definirlo io, perché per lui insegnare significa incuriosire il bambino, farlo appassionare a ciò che fa, significa giocare, significa non mettere voti che possono scatenare la competizione tra i compagni, significa gratificarli e portare la classe a prendere un gelato per festeggiare e condividere il buon vuoto di uno dei bambini, significa farli rilassare con lo yoga durate le ore di ginnastica ma soprattutto significa rendere ogni bambino autonomo, altruista, responsabile, unito a tutti i suoi compagni.

Il risultato è una classe super unita dove tutti si vogliono bene, si aiutano, si cercano.

Ma avrò modo di parlare di tutti questi aspetti e del suo particolare modo di insegnare!
Oggi racconto uno dei tantissimi aneddoti di questo maestro…ah, non l’ho detto, lo chiameremo F.
Come quasi ogni insegnante, capita anche a lui di mettere delle note ai bambini quando si comportano male.

nota6nota
Ma come credo nessun insegnante, lui permette ai suoi alunni di mettergli una nota quando sbaglia, o quando si dimentica di una promessa mantenuta, o quando non ha un comportamento adeguato. Detta cosi può sembrare un errore perché si mette sullo stesso piano dei bambini creando un rapporto all pari, quando invece storicamente, l’insegnante dovrebbe “stare in cattedra”.
Ma lui lo fa per un motivo ben più nobile.

E’ una persona umile che sa bene che nella vita si può sempre imparare da tutti, soprattutto dai bambini. Lo fa per creare un rapporto di fiducia reciproca “se voi sbagliate, vi metto una nota ma se sbaglio io potete mettermela voi”. Lo fa perché si mette in discussione in ogni cosa che fa.

E prende la cosa molto seriamente.
Torna a casa con le sue note, le fa fermare a sua moglie, la quale ogni tanto, a seconda della gravità, gli da anche qualche punizione (l’ultima volta non gli ha dato il dolce a fine cena) e poi torna a scuola il giorno dopo restituendo la nota firmata all’alunno che gliel’ha scritta!

nota3nota2

Ci tengo a riportare direttamente le parole del maestro F. prese da un articolo del suo blog

Ho preso un’altra nota dai bambini della mia classe. Questa volta la mozione è partita da G. Ogni tanto mi capita. Succede quando trasgredisco una delle regole che ci siamo dati. Devo dire che in quelle occasioni i bambini sono sempre molto severi e inflessibili. Il maestro ha sbagliato, si merita un richiamo. È giusto così. Non può esistere un rapporto di fiducia senza il dovere della reciprocità.
Un educatore non è un dispensatore di verità a senso unico, onnisciente e indiscutibile. Anche lui sbaglia. E il modo in cui riconoscerà con franchezza il proprio errore, senza cercare alibi o senza rivendicare la propria posizione privilegiata all’interno del gruppo, finirà per indicare una strada importante ai propri allievi.
Così negli anni mi è capitato di prendere una nota perché, in stile western, dondolavo sulla sedia con i piedi sul tavolo, perché indicando un quaderno ho utilizzato l’espressione “coso” sacrificando il giusto vocabolo con il più classico dei pigri pigliatutto verbali, perché davanti all’ennesima circolare assurda mi è scappato un commento poco educato, perché ho mancato a una promessa.
Le note le porto sempre a casa. Le firma mia moglie. Qualche volta mi dà anche delle punizioni.

Child does lessons lying on the floor

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *